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Atessa : la città nata dal miracolo di San Leucio

La leggenda di fondazione

Il racconto mitico sulle origini di Atessa si situa in un tempo indefinito ed in uno spazio orrido, popolato di selve spinose, di grotte profondissime e di putride paludi, degno habitat di un drago malefico e sanguinario che, non sazio di pecore e di bestiame domestico, esige giovani vittime per la sua avidità. Ma , sul pianto e la disperazione di un popolo, scende la pietà celeste nelle vesti di San Leucio, il Santo Vescovo di Brindisi che, nel suo pellegrinaggio di evangelizzazione, incontra ed ammansisce l’immane dragone, con il dorso verde, il ventre giallo e la bocca rossa, lo incatena e lo trascina davanti al popolo piangente, mentre uccelli e colombe cantano l’inno di liberazione. Il rito si compie in uno scenario collettivo : Leucio, la luce, il bene, uccide il drago e sconfigge il male. La bestia, divenuta docile, viene mattata dal Santo come una vittima sacrificale ed il suo nero sangue , nutrito con la carne dell’innocenza e della giovinezza, acquista poteri terapeutici e taumaturgici, antidoto contro dolori ossei e renali.

Il miracolo è compiuto : San Leucio raccoglie il sangue e, nel donarlo al popolo festante e grato, gli assicura la protezione divina, ma gli chiede anche la sua ricompensa : un tempio a lui intitolato.

Così lo scrittore atessano Domenico Ciampoli narra la leggenda allo studioso di tradizioni abruzzesi Giovanni Pansa.

Lo storico Tommaso Bartoletti, seguito da tutti gli altri scrittori locali e da A. De Nino e G. Finamore, integrano la favola, la leggenda si colora anche di storicità e San Leucio “fonda” simbolicamente una nuova città : Atessa. Ucciso il terribile mostro divoratore di uomini e purificato il vallone scosceso della sua dimora, anche i suoi tributari, i borghi di Ate e Tixa, insediati su due opposti colli, si espandono urbanisticamente fino a congiungersi. La chiesa voluta da San Leucio ed a Lui intitolata diventa il nodo di saldatura del processo di conurbazione fra i due abitati ed il punto di riferimento architettonico, e non solo religioso e sociale, del nuovo centro.

Tuttavia nel mito si celano molti rimandi alla realtà concreta , come la memoria dell’antica presenza dei monaci Basiliani insediati presso la chiesa di San Giovanni. Al loro operato la tradizione ascrive la bonifica delle paludi e la costruzione di una prima cappella dedicata a San Leucio, un santo particolarmente venerato da quell’ordine monastico .

Inoltre il ritrovamento di una costola fossile di animale, forse un elephas primigenius, il dragone della leggenda, documenta l'antico assetto della zona e si carica anche dello spessore di tradizioni diversissime.

Infine la lettura degli avanzi del circuito murario e dell’antico impianto urbano di Atessa testimonia l’esistenza di due nuclei abitati alto medioevali, da cui la genesi di un’unica città.

 

Adele Cicchitti

(Sintesi dall'articolo “La città nata dal miracolo di San Leucio” in Terra e Gente, a. XXIV, 2, 2004)