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San Michele
Chiese Urbane

San Michele

Nel cuore del borgo storico di Atessa, nel quartiere che la tradizione identifica con l’antica “Ate”, sorge la Chiesa di San Michele, uno degli edifici religiosi più antichi e stratificati della città, testimone di una lunga continuità storica, artistica e devozionale che attraversa oltre un millennio e che si inserisce anche nella fitta rete di cammini devozionali e varianti locali legati al culto dell'Arcangelo in Abruzzo, sulla via dei tratturi, collegati alla famosa Via Micaelica (o Linea Sacra di San Michele), l’asse di pellegrinaggio che da Mont Saint-Michel in Francia giunge fino alla sacra Grotta di San Michele situata sul promontorio del Gargano in Puglia.

Origini e stratificazione storica

La chiesa è ubicata nell’antico quartiere di San Michele, uno dei due nuclei originari della città di Atessa, insieme al quartiere di Santa Croce. Le sue origini sono molto antiche e vengono generalmente ricondotte all’alto Medioevo, probabilmente tra VII e VIII secolo in stretto collegamento con la storica Porta di San Michele (o “Porticella”), risalente al VII secolo, che era il varco d’accesso al borgo e che conserva ancora oggi parte dell’originaria struttura medievale.

Sotto il profilo architettonico e artistico, nulla sopravvive dell’impianto originario a causa delle profonde trasformazioni e ricostruzioni avvenute nel corso dei secoli. L’unica eccezione è rappresentata da una iscrizione incisa su una grossa lastra di pietra, un frammento ancora avvolto nel mistero, oggetto di studi e interpretazioni. Già posta sulla porta della chiesa come architrave, è poi passata a fare da aggetto ad un balcone della vicina canonica e oggi, tolta da lì, è conservata all’interno della chiesa:

“X OSI.PROhERE The O.S :PATER LyTR O”

Questo frammento costituisce l’unico legame materiale con la chiesa più antica.

Evoluzione architettonica e tutela

Nel corso dei secoli l’edificio ha subito numerosi interventi con una trasformazione radicale soprattutto tra la fine del XVIII secolo e il XIX secolo. L’attuale configurazione architettonica è, quindi, il risultato di una completa rielaborazione in epoca moderna, ad opera di don Giacomo Flocco.

Nel 2007, con il decreto vescovile del 10 aprile di S.E. Mons. Bruno Forte, Arcivescovo metropolita diocesi Chieti-Vasto, la parrocchia di San Michele è stata soppressa e unificata con la parrocchia di San Leucio.

Dal 2024 la chiesa è oggetto di uno specifico decreto di tutela, riconoscimento ufficiale del suo valore storico, artistico e culturale.

Esterno: facciata, campanile e cupola

La facciata in mattoni presenta un linguaggio sobrio di gusto neoclassico. Essa è frutto della ristrutturazione del 1876. È incorniciata ai lati da coppie di paraste giganti terminanti con capitelli corinzi, concludendo con una trabeazione piana sormontata da balaustra. La superficie del muro è lavorata con fasce di bugnato liscio orizzontali. Il portale architravato è sovrastato da un timpano triangolare. Al centro della facciata vi è una lapide dove sono scolpite a bassorilievo le figure simboliche di San Michele – bilancia, corazza, spada – con due scudi, sopra la quale si trova una finestra che termina con architrave arcuato.

Il campanile, che fiancheggia la chiesa, secondo le fonti bibliografiche fu realizzato nel 1844. È a pianta quadrata con terminazione piana. È tripartito orizzontalmente da cornici. Sul secondo piano, nella parte frontale, è presente una nicchia con all’interno una scultura. Sull’ultimo piano il muro presenta delle aperture sulla cella campanaria decorate ai lati da lesene che terminano con capitelli corinzi. Fra le fonti storiche più importanti circa la ricostruzione della storia della città di Atessa, vi sono gli scritti di Padre Tommaso Bartoletti1, che fu sacerdote nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo e fu una delle figure più illustri della città. L’importanza che questa figura rivestì per Atessa e per questa chiesa parrocchiale ha fatto ipotizzare che la scultura presente nella nicchia del campanile ritraesse proprio Padre Bartoletti. L’identità dell’effigiato non è certa, ma il modo in cui è abbigliato e il libro nella sua mano sinistra, poiché non suggeriscono un soggetto sacro canonico riconoscibile in un santo o altra figura divina, rende molto probabile che ritragga proprio il parroco della chiesa di San Michele. Gravemente danneggiato durante la Seconda guerra mondiale a causa dei bombardamenti, il campanile fu restaurato nel 1947, tornando ad assumere il ruolo di elemento dominante del profilo urbano del quartiere. L’ultimo intervento di restauro è stato realizzato nel 2024-2025 con i fondi dell’8xmille.

La chiesa presenta inoltre una cupola impostata su tamburo, elemento strutturale e simbolico che raccorda navata e presbiterio. Dall’esterno, essa si percepisce come volume emergente dell’impianto, mentre all’interno è arricchita da decorazioni pittoriche con raffigurazioni dello Spirito Santo nella calotta e degli evangelisti nei pennacchi.

Interno

1. Architettura tardobarocca

L’interno costituisce uno degli esempi più significativi di tardo barocco settecentesco abruzzese, con altari laterali, ed è rivestito interamente da decorazioni, stucchi e marmi barocchi dal cromatismo non invadente. L’edificio presenta una pianta basilicale ad aula unica, coperta da una volta a botte lunettata che conferisce unità e slancio allo spazio. L’abside è a pianta rettangolare ed è sovrastata da una cupola emisferica nascosta all’esterno da un tamburo ottagonale. Le pareti laterali presentano semi-pilastri che sorreggono un’aggettante trabeazione per tutto il perimetro della chiesa. La seconda campata possiede una calotta emisferica che posa su pennacchi decorati con figure angeliche in stucco. I pennacchi che raccordano la base rettangolare dell’abside con la cupola emisferica sono decorati da altorilievi in stucco rappresentanti i quattro evangelisti con i loro simboli e diverse figure angeliche.

Sul muro destro del presbiterio, nella parte inferiore, è stata inglobata nella muratura un’antica epigrafe scolpita su una lastra di pietra tuttora oggetto di studi e interpretazioni.

Domina, al centro della cupola, la colomba in stucco, simbolo dello Spirito Santo, mentre, al di sopra dell’altare maggiore, vi è una nicchia con all’interno una statua di artigianato abruzzese che ritrae San Michele che sconfigge il demonio.

La copertura della navata presenta delle rappresentazioni pittoriche novecentesche della bottega atessana dei fratelli Bravo; in particolare, in una campata vi è il dipinto copia del San Michele Arcangelo di Guido Reni. Ai lati della navata sono presenti degli altari minori decorati con opere pittoriche.

Un elemento distintivo è il sistema costruttivo adottato: le pareti non sono arricchite per aggiunta di elementi decorativi, ma lavorate per sottrazione, cioè attraverso lo scavo delle murature portanti che creano incassi e nicchie architettoniche. Questo conferisce un ritmo plastico continuo ed una forte integrazione tra struttura e decorazione.

L’ordine architettonico è scandito da paraste con capitelli compositi di tradizione napoletana, articolati in fusto, toro e scozia, secondo un linguaggio tipico del Settecento meridionale.

L’altare maggiore, per vincoli spaziali, presenta una forma compressa: non è presente una vera abside, ma una soluzione a crociera adattata alle dimensioni del sito.

Il transetto è una testimonianza concreta della società dell’epoca: negli spazi sottostanti erano collocate le sepolture e i privilegi delle famiglie più influenti, come dimostrano gli stemmi posti lateralmente delle casate Falcucci e Codagnone.

Sopra l’altare maggiore, la presenza di una conchiglia, al posto del tradizionale sole raggiante tipico del barocco, segnala una progressiva apertura al gusto rococò.

2. Materiali e tecniche artistiche

Le decorazioni interne mostrano l’uso raffinato di tecniche illusionistiche come la scagliola ed i finti marmi introdotti da maestranze lombarde e diffusi, all’epoca, tra Milano, Firenze, L’Aquila e Roma.

Questo sapere tecnico si inserisce nel grande filone del barocco italiano che raggiungerà la sua massima espressione a Roma con Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini.

Anche le dorature sono realizzate con impasti speciali (e non con foglia d’oro), secondo una pratica tipica delle botteghe locali.

3. Opere settecentesche

La chiesa conserva un interessante patrimonio pittorico e scultoreo, legato alla devozione locale di San Michele e alle committenze nobiliari.

Tra le opere principali:

  • Compianto su Gesù Cristo morto – dipinto, olio su tela, Bottega abruzzese, 1792.
  • Madonna con Gesù Bambino in gloria con San Giuseppe – dipinto, olio su tela, Bottega abruzzese, 1793.
  • San Michele Arcangelo che combatte contro Satana – statua inserita nell’area presbiteriale, opera di Bottega abruzzese risalente al XVIII sec., in legno scolpito e dipinto. Su una scheda del 1934 redatta dall’ispettore Verlengia della Soprintendenza, la statua viene descritta come un “manufatto ligneo, dorato, di arte pugliese del Gargano del XVIII sec., restaurato nel XIX sec. dallo scultore sordomuto Falcucci di Atessa”. L’iscrizione sacra al centro dello scudo, “QUIS UT DEUS”, è la traduzione latina del nome originario ebraico dell’arcangelo Michele “Mi ka El” che significa “Chi è come Dio”.

4. Opere novecentesche

Un importante intervento decorativo è quello realizzato nel Novecento dalla bottega di Bravo Pasquale attiva ad Atessa e responsabile dell’aggiornamento pittorico dell’intero apparato interno.

L’intervento non si limita a singole opere, ma comprende un vero ciclo decorativo organico che interessa soprattutto le superfici della volta e delle campate, integrandosi con la struttura barocca preesistente.

Tra le opere principali:

  • Santa Teresina del Bambino Gesù – dipinto, olio su tela, opera di Bravo Pasquale, 1939, espressione della devozione moderna.
  • Santa Cecilia patrona della musica – dipinto, olio su tela, opera di Bravo Pasquale, 1950; con gli angeli musicanti introduce un registro lirico e musicale nel contesto liturgico.
  • Le decorazioni includono, inoltre, stucchi, medaglioni, cherubini, putti e angeli, secondo il linguaggio simbolico barocco reinterpretato in chiave novecentesca.

L’intervento novecentesco, nel suo complesso, aggiorna il linguaggio figurativo della chiesa senza interrompere la continuità storica e stilistica dell’edificio.

5. Medaglioni

Quattro medaglioni raffiguranti Santi, dipinti a olio su tela, Bottega abruzzese, sec. XIX:

  • San Maurizio – È stato un militare romano nel III sec. È tradizionalmente invocato come protettore dei militari e viene rappresentato soprattutto come un soldato o comandante romano. In Italia, papa Pio XII lo dichiarò patrono degli Alpini, pertanto la sua festa è celebrata anche nell'Ordinariato militare per l'Italia. La festività di San Maurizio si celebra il 22 settembre di ogni anno.
  • San Biagio – Vescovo e martire del IV secolo, è venerato come il protettore della gola. La festività di San Biagio si celebra il 3 febbraio di ogni anno.
  • San Giuda Taddeo – Apostolo, il nome “Taddeo” è per distinguerlo dal traditore “Iscariota” e significa “dal petto largo / generoso”, indicando un “uomo di cuore”. Si festeggia il 28 ottobre in coppia con San Simone lo Zelota perché la tradizione vuole che siano stati martirizzati insieme in Persia. È il Santo protettore dei casi disperati e impossibili, l'intercessore a cui rivolgersi quando non rimangono altre speranze. Ha un legame speciale con l’Abruzzo: sebbene la tomba principale dell'apostolo si trovi nella Basilica di San Pietro in Vaticano, una parte significativa delle sue reliquie storiche è custodita nel Convento di Sant'Agostino a Lanciano.
  • Santa Lucia – Giovane nobile cristiana di Siracusa vissuta tra il III e il IV secolo, il racconto su di lei unisce la storia del martirio a tradizioni popolari legate alla luce e ai doni per i bambini. È la protettrice degli occhi a causa del legame tra il significato del suo nome e le leggende popolari sul suo martirio. La festività di Santa Lucia si celebra il 13 dicembre di ogni anno.
  • Coppia di medaglioni con Sacri Cuori di Gesù e di Maria – dipinti a olio su tela, Bottega abruzzese, sec. XX.

Confraternita e vita religiosa

La chiesa fu sede della Confraternita di San Michele, istituita nel 1682 per volontà di A. Rancitelli, a testimonianza del ruolo centrale dell’edificio nella vita religiosa e sociale della comunità atessana. Rimase attiva solo 50 anni.

Conclusione

La Chiesa di San Michele rappresenta un raro esempio di edificio stratificato, in cui convivono tracce altomedievali, trasformazioni barocche settecentesche, adattamenti ottocenteschi e interventi decorativi novecenteschi. Ogni fase storica ha lasciato un’impronta visibile, contribuendo a costruire un vero e proprio palinsesto architettonico e artistico. La chiesa si configura, così, come un “contenitore storico vivo”, capace di raccontare la storia di Atessa attraverso oltre mille anni di trasformazioni religiose, sociali e artistiche.

Curiosità su San Michele Arcangelo

Ricorrenza: 29 settembre
Etimologia del nome: dall’ebraico Mi ka El?, in latino Quis ut Deus?, che significa “Chi è come Dio?”. Spesso riportato sullo scudo nelle raffigurazioni dell’Arcangelo in combattimento, nella tradizione ebraica e cristiana, questa domanda rappresenta il grido di battaglia lanciato dall'Arcangelo Michele mentre guidava le milizie celesti contro Lucifero e gli angeli ribelli.

Alla fine dei tempi “scoppiò una guerra nel cielo: da una parte Michele e i suoi angeli, dall’altra il drago e i suoi angeli. Ma questi furono sconfitti e non ci fu più posto per loro nel cielo, e il drago fu scaraventato fuori. Il grande drago, cioè il serpente antico, che si chiama Diavolo e Satana, ed è il seduttore del mondo, fu gettato sulla terra, e anche i suoi angeli furono gettati giù”. (Apocalisse 12,7-9)

L’Arcangelo Michele, custode e protettore della Chiesa contro le forze del male, è il capo dell’esercito celeste che è rimasto fedele a Dio nel momento della rivolta del diavolo (Lucifero, secondo la tradizione, è un angelo decaduto) e viene rappresentato solitamente con una corazza d’oro. Già nell’Antico Testamento era apparso al profeta Daniele per mostrare la vittoria degli ebrei contro i nemici del popolo, e più volte l’apparizione dell’Arcangelo in Europa anticiparono che Dio sta dalla parte dei suoi fedeli e mandò il capo dell’esercito celeste a liberarli nei momenti più critici della battaglia. In Puglia, nel Gargano, sorge un antichissimo santuario, meta di pellegrinaggi nel Medioevo, così in Piemonte nella Val di Susa abbiamo la Sacra di San Michele, e nell’estremo nord della Francia l’Arcangelo è venerato nell’isola di Mont Saint-Michel: protegge questi luoghi pericolosi, e chi vi passa, dalle insidie del demonio (soprattutto i pellegrini). L’Arcangelo è intervenuto anche a mettere fine alla pestilenza di Roma nel VI secolo, fu visto dal Papa, durante una processione, mentre riponeva la spada nel fodero a Castel Sant’Angelo. Infine, Michele accompagna le anime davanti a Dio e le pesa; quelle che meritano il Paradiso vengono poi accompagnate in cielo.

La Pubblica Sicurezza lo ha come Patrono, così anche chi usa spade e bilance, ovvero chi esercita professioni legate alla giustizia e alla difesa.

Testo a cura del Gruppo culturale della Parrocchia di San Leucio Atessa – Settembre 2026

Note

  1. Padre Tommaso Bartoletti nacque in Atessa il 15 novembre 1764. Domenicano, fu economo e curato e poi rettore curato della parrocchia di S. Michele Arcangelo di Atessa, dove rimase dal 1818 al 1824, anno in cui andò a stabilirsi a Napoli. Alla rettoria curata rinunciò definitivamente l’8 settembre 1827. ↩

Bibliografia

  • Archeoclub di Atessa, Atessa. Guida della città, Editrice Rocco Carabba, Atessa, luglio 1988.
  • De Bortoli G., Dal Nome al Santo (allegato al volume La forza della speranza, Biennio Tomo 1), Editrice Ferraro, Venezia, 20105.
  • Iovacchini A., Iovacchini D., Per una Storia di Atessa, Cassa Rurale ed Artigiana, Atessa, luglio 1993.
  • Rossi A., I luoghi del culto di San Michele in Abruzzo, Editrice Sigraf, Chieti, 2019.
  • Salvi D. Guglielmo, Su la prelatura “Nullius” di Atessa, Stab. Tip. C. Marchionne, Chieti, settembre 1960.

Sitografia

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